Partenze (in)desiderate

10 anni di partenze. Dieci. Ed ogni volta è come se fosse la prima. Come è possibile? Sì, davvero, come diavolo è possibile? Forse non ci si fa mai l’abitudine a salutare dal finestrino del treno o al gate delle partenze in aeroporto i tuoi che invecchiano anno dopo anno, e tu invece vorresti fossero rimasti così come li avevi lasciati quell’estate che sei andata via dopo la maturità, per studiare al nord.

Ho un cuore diviso a metà. Una parte è su Roma: impegnata, indipendente e un po’ anarchica, odora di pizza bianca e mortazza, si sposta in metro e scansa i motorini impazziti nel traffico. L’altra è terrona: vive con lentezza, si gode la semplicità delle piccole cose. Sa di limoni, di salsedine, di fichi secchi. Chissà, prima o poi faranno pace.Salento-porto-cesareo

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